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In
un angolo del castello, il nonno raccontava e Teruccio ascoltava; ora
il nonno è andato altrove
e al calore di quella fiamma, la stessa, Teruccio racconta ai posteri l‘antica
sapienza.
Il comune denominatore che consente agli esseri umani la medesima origine è il dolore, costituito dalla sofferenza prodotta da scelte inopportune.
Nella nostra cultura di formazione greco-biblica il riferimento all'argomento è dato dalla croce che è il simbolo della religione cristiana, ma in genere al di la del linguaggio traslato è il segno che rappresenta il dolore esistenziale.
Storicamente nella vita gli uomini si imbattono in tre croci che sono il paradigma di una scelta: i singoli protagonisti, liberi nelle loro scelte: la prima è forgiata da un albero rigoglioso e ricco di pomi e di qui il primo dolore.
La seconda ricavata da un albero secco e nodoso, segno che rappresenta l'utopia: incomprensibile scelta che gronda sangue e dolore.
La terza è un albero ricco di foglie con penduli fiori, accanto ai quali, appeso, ondeggia colui che tradì l'amicizia, in nome di un banale interesse.
Tre alberi, tre scelte, tre croci: oltre il linguaggio traslato resta la cruda realtà: il dolore!
La seconda ricavata da un albero secco e nodoso, segno che rappresenta l'utopia: incomprensibile scelta che gronda sangue e dolore.
La terza è un albero ricco di foglie con penduli fiori, accanto ai quali, appeso, ondeggia colui che tradì l'amicizia, in nome di un banale interesse.
Tre alberi, tre scelte, tre croci: oltre il linguaggio traslato resta la cruda realtà: il dolore!